Cooperazione Cenacoli Missionari Chi sono Missionario Nostra Vita Cenacoli Contatto Ricerca
 
 
   
     
  Chi siamo
Organizzazione
Benefattori
Obiettivo
La nostra storia
La nostra preghiera
Documenti della Chiesa
Cinque capitoli
Notizie sull ’ opera
Intervista: Fratel Dorvalino Cantelli
Intervista: Padre Evaristo Debiasi
Intervista: Padre José Stella
.
       

 

Chi siamo

          Siamo l’Opera dei Cenacoli Missionari, che é risposta all’appello fatto dal Papa, in occasione della beatificazione del missionario Daniele Comboni nel 1996, in questi termini:
“’Faccio voti affinchè i Cenacoli di Orazioni Missionarie si diffondano in tutte le parrocchie , in armonia con le altre attività pastorali, dando vigore alla coscienza missionaria di tutti i battezzati “’

          Promuoviamo pertanto nelle abitazioni private dei Cenacoli mensili di Orazioni Missionarie. Durante il Cenacolo facciamo anche una colletta anonima e spontanea per appoggiare la missione brasiliana all’ estero.
L’orazione che promuoviamo è l’orazione popolare, quella che il nostro popolo è solita recitare [ il Rosario ] e, data l’intenzione missionaria, recitato dinnanzi ad una mappa del mondo.

inizio pagina

 

Organizzazione

          L’Opera dei Cenacoli Missionari è un’associazione senza fini lucrativi, con uno statuto proprio,i cui responsabili di fronte alla Chiesa e al Brasile sono:
Il Vescovo di Campo Limpo, il Superiore Provinciale Del Verbo Divino, il Superiore Provinciale della Consolata, la Superiora Provinciale delle Comboniane e la Superiora Provinciale delle Messaggere Del Divino Amore.

inizio pagina

 

Benefattori

          Oltre a promuovere Cenacoli, la nostra Opera cerca benefattori che vogliano appoggiare finanziariamente il lavoro missionario dei figli del Brasile in mezzo ad altri popoli.

inizio pagina

 

Obiettivo

          L’obiettivo dell’Opera non è assumere progetti, ma promuovere la dignità della persona del missionario brasiliano nelle sue difficoltà.

inizio pagina

 

La nostra storia

          Tutto è iniziato il 18 Aprile 1996 quando, nella Cappella di Santa Croce nella Diocesi di Campo Limpo,abbiamo realizzato il primo Cenacolo, naturalmente con poche persone.
          Cosi abbiamo proseguito per alcuni mesi.Poi abbiamo chiaramente capito che dovevamo lasciare la Cappella e andare nelle abitazioni a promuovere piccoli gruppi di orazione missionaria, formando così i Cenacoli che ora sono già centinaia in tutto il Brasile.
          Nel ‘’ Notiziario Provinciale Comboniano del Brasile Sud ‘’così è scritto:
          ‘’.......l’Opera dei Cenacoli Missionari è oggi una ONG giuridicamente costituita, con CNPJ, una sede provvisoria nella casa provinciale e un’altra sede in costruzione all’inizio della via Anhanguera nella città di San Paolo.
          Il Papa Giovanni Paolo II ha benedetto i Cenacoli il 18 Marzo del 1996.
          I Cenacoli sono basicamente gruppi di orazione missionaria, ci sono peraltro altri tipi di esperienza nel mondo.
          I Cenacoli,legati a Padre Josè, iniziarono nella Cappella di Santa Croce dove un gruppo di persone fu invitato ad incontrarsi. Si recitava il Rosario e poi si davano notizie ed informazioni della vita missionaria. I partecipanti erano invitati a fare collette spontanee che venivano poi ripassate alle nostre case di formazione.
          Più tardi, dietro suggerimento degli stessi partecipanti, le collette cominciarono ad essere inviate direttamente ai missionari brasiliani all’estero, inclusi i comboniani.
          Dalla Cappella di Santa Croce, per facilitare gli incontri,i gruppi cominciarono a radunarsi nelle abitazioni e la struttura cominciò a crescere, tanto che nel 1999 i partecipanti decisero fondare un’organizzazione affinchè il lavoro potesse acquistare una maggiore forza ed essere pubblicamente riconosciuto.
          A tale scopo venne redatto uno statuto civile, risaltando il carattere ‘’ ad gentes’’dell’opera........’’

inizio pagina

 

La nostra preghiera

Offriamo la nostra orazione missionaria non solo per i missionari, dato che in molti paesi sono impediti di entrare, ma per la propria conversione dei non cristiani alla Chiesa Cattolica.

inizio pagina

 

Documenti della Chiesa

Ci appoggiamo in Documenti della Chiesa:
Vaticano II - ‘’ AD GENTES ‘’
n. 2 ‘’ ....la Chiesa pellegrina è per sua natura missionaria...’’

‘’ REDEMPTORIS MISSIO ‘’
n. 2 ‘’...la missione compete a tutti i cristiani...” “....la missione rinnova la Chiesa....”
n. 77 ‘’...la partecipazione nella missione universale è segno di maturità nella fede...’’ ‘’...in questo modo il credente...prega per le missioni, aiuta i missionari, li accompagna nelle loro attività...’’

n. 78 ‘’..fra le varie forme di partecipazione , la cooperazione spirituale : orazione, sacrificio e testimonianza di vita, occupa il primo posto.’’
‘’ La Chiesa Missionaria dà quello che riceve , distribuisce quello che i suoi figli Le pongono generosamente a disposizione .’’

inizio pagina

 
 
 

 

Cinque capitoli

Partendo da questi punti di riferimento,
il nostro Cenacolo risulta da cinque gesti ,
che chiamiamo capitoli:

1- orazione;
2- offerta di sacrificio;
3- testimonianza di missionari;
4- informazioni sulla vita della Chiesa;
5- aiuti materiali.
inizio pagina
   
 
 
   
 

 

Notizie sull ’ opera

          Un Bollettino Mensile focalizzando questi Cinque Capitoli è inviato ogni mese, per posta, alla persona [ partecipante ] che promuove il Cenacolo nella propria residenza con amici. Questo Bollettino é usato per monitorare la realizzazione del Cenacolo. Sul retro dello stesso ci sono notizie dell’Opera in Brasile e nel mondo; ossia i Cenacoli condividono le loro esperienze, alcuni pensieri di formazione ed altre opportune notizie.

inizio pagina

 
     
     
     
 
INTERVISTA

 

Fratel DORVALINO CANTELLI

   
       
       
 

          Di ferie in Brasile, abbiamo finalmente potuto conoscere il Frate Dorvalino Cantelli, uno dei missionari che aiutiamo e che da molti anni vive fuori dal nostro Paese, evangelizzando con la testimonianza della sua vita.

Gli abbiamo chiesto di raccontarci un pó della sua storia.
          Fratel Dorvalino ci ha detto che Dio lo ha preparato per questa missione, fin da quando era un ragazzino, anche se allora lui non lo aveva capito.
          Essendo figlio di agricoltori, incominció a lavorare molto presto nei campi, sia nella semina come nel raccolto.
          Quando finalmente andó a scuola, aveva giá compiuto 12 anni, aveva in mente una sola cosa : “voglio diventare ricco”. E cosí durante una parte del giorno studiava, e nell’altra lavorava come fattorino di una panetteria, guadagnando piú di tutti i suoi compagni.
          Un giorno conobbe Osvaldo, un ragazzo che cominció a lavorare con lui, e fu incuriosito da questa affermazione : “Tu devi conoscere Gesú, nella tua vita manca qualcosa di troppo importante “.
Essendo molto pratico, chiese subito al suo amico : “Dove vive Gesú ? Dimmelo cosí vado a conoscerLo! “
Da quel giorno in poi Dorvalino visse fra due estremi : il materiale e lo spirituale.
          Rimanendo fermo nel suo obbiettivo : “Essere ricco”, cambió di lavoro, divenne venditore ambulante, imparó a gestire i suoi guadagni e finalmente poté comprarsi un negozio.Sentiva di avere raggiunto il suo scopo, era un giovane ricco.
          Un giorno, tornando a casa per colazione, decise di vedere cosa Dio voleva da lui; si trovó davanti il capitolo di Matteo 19, 16 – 25 “il giovane ricco “.
          Dopo questa lettura Dorvalino incontró il suo vero cammino.
          Per seguire questa vocazione dovette affrontare la reiezione di suo padre, e molte altre difficoltá. Ma fu perseverante, e infine entró nella Congregazione Missionaria del Verbo Divino.
          Furono 6 anni di studio, e si consacró Frate, non Sacerdote.
          A suo modo di vedere essere Frate, gli da un maggiore senso di umiltá, servizio e disponibilitá ; un modo di vita piú nascosto, come Maria. Vive una vita piú semplice.
          Il suo sogno era andare in Africa, ma obbedendo ad ordini superiori, lavoró durante molti anni in Brasile.
          Dopo un corso di rinnovamento, al quale partecipó, a Roma, finalmente ricevette l’invito per andare in Africa. Chiese di poter andare nel paese di maggiori necessitá.
          Fu mandato in Angola. Incontró miseria, guerra, persecuzioni, fame, malattie, il piú alto indice di mortalitá infantile, infine mancanza di tutto.
          Tuttavia incontró anche un grande conforto: gli Angolani sono un popolo di molta speranza, enorme fede e grande allegria. Un popolo molto speciale.
          Oggi stá avvenendo la ricostruzione di quel Paese, arrivano molti aiuti. Le sfide sono ancora molto grandi, come ad esempio quello della mortalitá infantile, piú del 25%, decorrente dalla mancanza di igiene.

FRATEL DORVALINO E LE SUE ESPERIENZE IN AFRICA

          Arrivó in Africa nel 1982, in piena guerra civile. C’erano tre fazioni che volevano il potere. In mezzo a questa guerra, lui piú altri 7 missionari, furono sequestrati nel Dicembre 1983. Rimasero in potere dei sequestratori durante 4 mesi e 7 giorni, sempre camminando nella foresta dell’Angola. Persero in media 15 chili cadauno.
          Fu un’esperienza molto difficile, ma di grande crescita spirituale e di fiducia in Dio. Poterono esperimentare, con assoluta certezza, la Mano di Dio su di loro; nessuno si ammaló, tutti ritornarono alla missione.
          Oggi, in Angola, é rimasto solamente Frate Dorvalino, ci sono stati diversi cambiamenti di missionari.
          Da quel momento in poi poté finalmente dedicarsi al lavoro che gli era stato affidato : costruire.
          Ha giá costruito 2 Chiese, la terza é in andamento, ha costruito anche un Seminario per 30 studenti della Congregazione Missionaria del Verbo Divino, un capannone per la Diocesi di Banza`Congo, una casa di noviziato per la Congregazio delle Schiave dell’Eucarestia.
          In questa attivitá che gli é stata affidata, Frate Dorvalino si é trovato di fronte una popolazione molto amica, accogliente, lavoratrice e piena di energia. Gente ben diversa dai concetti che si hanno del popolo africano.
          Altra difficoltá da dover affrontare é stata il razzismo. Si era creata una forte mentalitá contro il “bianco “. Ancora oggi proliferano i propugnatori del razzismo.
          Anche se ormai poco frequente esiste ancora la poligamia, e ancora piú rara esiste la poliandria. Oggi poi c’é una fortissima investita dell’islamismo.
          !l 4 Aprile del 2002 é stato firmato l’Accordo di Pace.
          Da quel momento il numero dei fedeli, nelle Chiese, é considerevilmente aumentato. Hanno sete di imparare. Finalmente libero, il popolo si riunisce nella Chiesa.
          Ci sono giá 8 Sacerdoti e 4 Frati Angolani. Di questi, 3 Sacerdoti hanno studiato teologia a San Paolo ( Brasile) , 4 si sono formati in Africa e 1 in Europa.
          “Vedere tutto quello che ho costruito, é per me una grande benedizione. E quello che piú mi rallegra é che niente é andato perduto. Tutto é in ottimo stato di conservazione “ conclude Frate Dorvalino.
          Alla fine per esemplificarci il concetto di accoglienza del popolo angolano ci ha raccontato un episodio : “Un giorno andai a visitare un catechista di una chiesa molto distante, e mi dovetti fermare per dormire. Il catechista mi offrí la sua casa. Quello che mi sorprese profondamente fu che, il catechista, andó via di casa, mettendola totalmente a mia disposizione sia per mangiare che per dormire”.
          Da parte nostra possiamo dire che il conoscere Frate Dorvalino,con tutta la sua carica di energia, di dinamismo, di speranza e di un amore molto grande per la vita, per l’Africa e per il suo lavoro, é stata una grande benedizione ed uno stimolo ad impegnarci sempre di piú.

   
       
  inizio pagina    
       
       
     
 
INTERVISTA

 

Padre EVARISTO DEBIASI

   
         
         


          Non appartengo ad una particolare congregazione religiosa, sono un padre diocesano, subordinato ad una Diocesi, ma per la natura del mio sacerdozio e per il mio modo di essere, mi sono sempre considerato un missionario. Le missioni hanno sempre fatto parte della mia vita e del mio essere sacerdote.
Fin da bambino ho desiderato farmi sacerdote.
          Desideravo farmi padre missionario ed andare in Russia. Come peró succede a molti, durante la mia adolescenza e prima giovinezza, questo mio desiderio si é assopito, risvegliandosi poi ai 22 anni quando, per la bontá di Dio, la chiamata si fece forte e definitiva.
          La mia infanzia, adolescenza e giovinezza sono state comuni. Mi sono iscritto alla facoltá di Medicina a 22 anni, l’epoca della rivoluzione del ’64, quando passando per una forte crisi esistenziale , persi tutto l’incanto per la vita.
          Fu un momento molto difficile per la mia vita di giovane. E proprio allora mi incontrai con P. Joaõ Mohana, che mi accolse e mi fece conoscere il Vero Volto di Dio.
          Ritrovai me stesso, e, l”esperienza di Dio,fu l’avvenimento conclusivo della mia opzione per il sacerdozio. I sogni della mia infanzia, che si erano assopiti,ritornarono con maggior chiarezza. In quel momento sentii di dover dare ai fratelli quello che avevo ricevuto da Dio: Una vita nuova.
          Oggi, con una maggiore e piú chiara percezione, mi rendo conto che tutto nella mia vita é stato Bontá`e Misericordia di Dio.
          Il desiderio di essere padre missionario é sempre stato una costante della mia vita. Quando giovane volevo andare in Russia, volevo divulgare la Buona Novella di Gesú. Volevo portare la Parola a quelli che non la conoscevano, e devo ammettere che mi sono sempre trovato a mio agio nel ministero della predicazione.
      Le vite di San Francesco di Assisi, di Santa Teresina, di San Francesco Saverio e molti altri mi hanno sempre attratto. Mi ha colpito particolarmente la vita di San Francesco , col suo coraggio di rompere con tutto per amore a Gesú ed ai fratelli.
Sono stato ordinato con 26 anni e questo é stato il motto del mio sacerdozio:
’’ Che le allegrie e le speranze, le sofferenze e le angustie degli uomini del nostro tempo, soprattutto dei piú piccoli ed abbandonati , siano le allegrie e le speranze, le sofferenze e le angustie dei discepoli di Gesú Cristo ‘’ G. S.
          Essendo stato amato ed accolto in un momento molto difficile della mia vita, sono sempre stato molto sensibile alla condizione ed al destino di quelli che soffrono nel corpo, nell’anima e nello spirito. Le ingiustizie umane mi hanno sempre toccato profondamente. Il dolore umano mi commuove nell’intimo.
          La mia missione e volontá come sacerdote é sempre stata quella di annunciare la Buona Novella di Gesú a tutte le persone.
          Mi sento bene e mi trovo a mio agio in questo ministero. É in una parrocchia che ho iniziato il mio ministero sacerdotale; la mia vita in parrocchia é peró durata solo sei mesi. Dio mi voleva in un altro posto.
          Mi mandarono in un seminario maggiore ,quale responsabile della formazione di seminaristi filosofi e teologi.
Dei miei 37 anni di vita come padre, 36 sono stati dedicati alla formazione nel seminario.
          Questa diversa dimensione di servire la Chiesa, ben diversa dai miei sogni di ragazzo,mi é costata all’inizio non poche rinunce. Volevo essere predicatore. Per me, essere predicatore,significava parlare durante la Messa`e parlare direttamente al popolo. Confesso di averci messo del tempo per accettare e cambiare questo mio modo di pensare. Eppure, questo cambiamento nei miei sogni di come servire la Chiesa é stato il grande ponte che Dio ha collocato nel mio cammino sacerdotale. É stato esattamente in questa nuova missione che ho potuto avere le opportunitá di scoprire e vivere la ricchezza del mondo missionario.
          Durante le mie vacanze viaggiavo in missione sia in Brasile che all’estero. Se fossi rimasto solo con i miei desideri e la vita di padre in una parrocchia, con ogni probabilitá , non avrei mai potuto provare e vivere della ricchezza della vita missionaria nella Chiesa di Cristo.
          Oggi, con sicurezza e piú maturo, posso affermare che: ‘’ anche il padre diocesano, per la stessa natura del suo sacerdozio, puó e deve essere missionario’’’. É infatti , al di lá di ogni cosa, padre in tutta la Chiesa.
          Ho sempre amato le missioni. Da orientatore e professore di teologia, ho sempre cercato di suscitare nei miei alunni l’amore per le missioni e l’ammirazione e la gratitudine per i missionari. Soltanto chi vive a stretto contatto con la vita missionaria puó capire piú a fondo l’ultima richiesta di Gesú: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura”. (Mc 16,15)

La Chiesa di Cristo, nella sua essenza e natura é missionaria.
          Per questo motivo, nonstante io sia un prete diocesano mi sento un missionario. Dio, nella sua bontá mi ha permesso di conoscere vari paesi e le enormi necessitá dei missionari e delle diocesi piú povere del mondo.
          Visto che la mia vita da sacerdote é stata praticamente vissuta nel seminario come formatore e professore di alunni teologi, Dio mi ha dato l’opportunitá di parlare delle missioni e del missionario.Personalmente devo dire che continuo nell’incessante ricerca di ció che si puó fare in piú per le missioni. Nonstante la mia etá desidero condividere tutto ció che Dio mi ha dato. Ho il dovere della gratitudine e quello della condivisone del Dio che ho incontrato, che al di sopra di ogni altra cosa mi ha amato e mi ama. Quello che faccio per gli altri é un nulla paragonato all’amore che Dio ha per me. Credeteci. Dio Padre ci dá tutto per poter realizzare i nostri sogni. Oggi, dopo le prime rinunce e l’accettazione della volontá di Dio nella mia vita, posso dire che sono dove volevo essere, piú libero per poter predicare.
          Ho sempre avuto una predilezione per l’evangelizazzione dei giovani, e mi sono specializzato nell’area della FAMIGLIA. Mi pace lavorare con i giovani e la famiglia.
          Personalmente credo che il miglior passaporto per l’eternitá sia l’amore per Dio nella figura del fratello piú piccolo e bisognoso. Dobbiamo riconoscere che la Chiesa Cattolica in Brasile é rimasta in parte molto chiusa in se stessa creando una spiritualitá individualista nei cattolici che vivono piú preoccupati con la propria salvezza che con quella dei fratelli. In questi ultimi anni di vita sacerdotale Dio mi ha permesso di conoscere piú a fondo le reali necessitá della Chiesa nel mondo.

Parlando sull "Aiuto alla Chiesa che Soffre"

          É un’entitá della Chiesa Cattolica legata direttamente al Papa ed ai Vescovi di tutto il mondo. Il suo scopo é la formazione di preti, religiosi e religiose e missionari in giro per il mondo aiutando le necessitá pastorali delle chiese piú bisognose. É un vero strumento d’aiuto e solidarietá cristiana in favore di quelli che piú soffrono nel corpo e nello spirito. Ha come obbiettivo il risveglio, sia nei cristiani come negli uomini di buona volontá, del sentimento di giustizia e solidarietá in favore dei fratelli piú sofferenti. La nostra entitá non chiede nulla per sé, tutto ció che le viene dato viene riversato alle chiese piú bisognose della Chiesa. Cosí ci dice l’indimenticato Papa, Giovanni XXIII: “I cristiani non possono essere soltanto persone che pregano, devono essere anche solidali con le persone che piú soffrono. Devono dare uno spettacolo vivo di caritá e solidarietá nel mondo nel quale vivono. Soltanto cosí gli uomini del nostro tempo torneranno a credere in Gesú e nella Sua Buona Novella”.
          La sua sede centrale si trova a Konisgtein in Germania dove vivono persone di varie nazionalitá in uno spirito di amore cristiano e solidarietá umana verso i piú sofferenti. Il “Aiuto alla Chiesa che Soffre” ha 18 uffici sparsi per il mondo, tra i quali il Brasile fá parte da 6 anni.
“In veritá vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli piú piccoli, l’avete fatto a me” Mt 25,40

 
     
 
inizio pagina
 
     
 
 
 

                    

PADRE JOSÉ STELLA NARDUOLO 

 

 

 

 

 

 
 
 
 

 

Chi é Padre José?

P. José- Sono un sacerdote missionario, Comboniano, dall”Italia sono venuto in Brasile, dove mi sono naturalizzato molto tempo fa perché volevo poter dire: ‘’é il mio popolo...’’
Ho vissuto per 7 anni fuori dal Brasile, e precisamente nella Repubblica Centro Africana, come missionario brasiliano e con passaporto brasiliano.
Questa esperienza é stata molto importante per la mia missione; ho potuto vedere come i nostri missionari , fratelli brasiliani, hanno bisogno di tutto perché non hanno niente, e come soffrono.
Mi é stata data l’opportunitá di rendermi conto della differenza che esiste con i missionari di altri paesi europei e del Nord America. Questi missionari possono realizzare molti progetti, perché sono aiutati da gruppi e parrocchie dei loro Paesi.
Tornando dall’Africa sentivo di dover affrontare una missione – decisione molto stimolante:
‘’ impegnarmi per dare dignitá ai nostri missionari all’estero, perché sono missionari come tutti gli altri, e apparteniamo tutti alla stessa Chiesa’’.

Al suo Rientro in Brasile Aveva Giá Un’idea circa i Cenacoli Mssionari?

P. José - In quel momento avevo solo un fermo proposito: ‘’ cooperare con quei missionari’’ e incominciai a lavorare con la popolazione a tale proposito. É il modo che ho trovato.
In una dichiarazione del teologo indiano Amaladoss ‘’ L”India non ha coscienza missionaria,perché i cattolici dell”India non fanno nessun sacrificio per i loro missionari all’estero’’ ho trovato lo stimolo:
‘’CHE NON SUCCEDA LO STESSO IN BRASILE, MA CHE OGNI BATTEZZATO BRASILIANO PARTECIPI DI PIÚ NELLA MISSIONE UNIVERSALE DELLA CHIESA””
Questa decisione mi ha un pó allontanato dalla mia comunitá, provocando un certo sconforto.

Come ha superato queste difficoltá?

P. José - Inizialmente dovevo guadagnare fiducia da parte della Chiesa ed anche da parte dei miei confratelli, per questo cominciai a lavorare nella Pastorale dove costruimmo 3 Parrocchie , consegnate alla direzione della Chiesa,senza nessuna esigenza personale.
Dovevo poi avere piú fiducia in me stesso. Ho continuato pertanto a lavorare in mezzo al popolo, a servizio della Chiesa, e non a servizio della mia Comunitá.
Considero questo tempo come il tempo di orazione con Maria, il cenacolo popolare, ovvero il popolo recitando il Rosario.
Questo lavoro é cresciuto molto quando il Papa nel 1996 ha chiesto CENACOLI DI ORAZIONE MISSIONARIA IN TUTTE LE PARROCCHIE.
Allora mi dissi: É cosí! É giunto il momento! E iniziai con il Primo Cenacolo. Era`il 18 Aprile 1996.

Come si é transformato in ‘OPERA’ NELLA CHIESA?

p. José - Ci siamo messi in contatto con persone di peso nella Chiesa. Volevamo un’Opera che fosse a servizio della Chiesa del Brasile integrata nella Chiesa universale.
Abbiamo trovato questo cammino: Destare nei cattolici l’amore alla preghiera e la fiducia nell’aiuto di MARIA, NOSTRA MADRE.
Dio ci ha benedetti e in data 1 Marzo 2000 abbiamo registrato il nostro Statuto Sociale.
É sorta cosí l”OPERA DEI CENACOLI MISSIONARI.
L’Arruolamento ai Cenacoli é fatto nelle Parrocchie, durante le Messe, al momento degli annunci della settimana.
Chiediamo , a chi si interessa , di contattarci all’uscita dalla chiesa.
Cosí comincia il cenacolo.

inizio pagina